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Avatar di Riccardo Lazzari

Bellissima articolessa, avrebbe potuto dire Giannibrerafucarlo. Senza ironia, davvero, mi complimento per l’acutezza delle riflessioni e per l’utilità dei suggerimenti bibliografici. Poi ovviamente ci sono un paio - o poco più - di cose che vedo in modo differente. I primi risultati della fotografia non credo affatto fossero ectoplasmi, né le nature morte di Daguerre né le immagini di Fox-Talbot; anzi, lì dentro - o lì sopra - c’era già tutto il meglio della fotografia. Questo succede, secondo me, in tutte le forme, le correnti, le espressioni, le tecniche artistiche: il meglio lo fa Giotto, non i giotteschi; Caravaggio, non i caravaggeschi; Duchamp, non tutti i succedanei contemporanei. Certo, mi riferisco all’arte, e in effetti la fotografia non è e non è stata solo arte ma tante altre cose. Giusti i ragionamenti su un post che non è ancora post e forse non lo sarà mai; bella e giusta l’immagine dello zombie, del non-morto, che rimanda all’uso filosofico che ne fa Žižek (però tanto vivo non è, uno zombie); sempre d’accordo con l’inconscio tecnologico, l’inconscio fotografico, il fotografo ludens, con Benjamin, Flusser e Vaccari. L’ultima cosa: credo che la ricerca prima e il successo poi delle tecniche e dell’estetica fotografica derivino dalla ricerca della “pietra filosofale” della pittura. Cerco di spiegarmi: la “macchina fotografica” e l’immagine fotografica sono state la realizzazione del sogno di secoli, cioè la “prospettiva perfetta” sognata da Giotto, da Brunelleschi, da Alberti, da Leonardo, da Vermeer, da Canaletto … Le loro sperimentazioni sono state proseguite e portate al successo dalle macchine prospettiche, dalle camere ottiche e dagli intrugli chimici di geniali e fortunati semi-dilettanti ma anche scienziati curiosi. Se quindi pensiamo al senso della prospettiva rivelatoci da Panofsky, Francastel e altri, cioè una forma simbolica ma anche concreta di presa di possesso dello spazio, da parte della classe borghese in ascesa, ecco che vediamo come, una volta realizzata la prospettiva perfetta con la fotografia, questa non serva più, e muoia. Muore la prospettiva nella pittura, simultaneamente alla nascita della fotografia; muore il ruolo progressivo della classe borghese, contemporaneamente; la fotografia rimarrà fino a che, come si augurava Duchamp in una lettera a Stieglitz, non arriverà qualcosa a prenderne il posto, come la fotografia stessa aveva fatto con la pittura.

Prenda questi miei ragionamentini per quello che sono, cioè pensieri che avevo in testa e che la lettura del suo scritto ha stimolato ad uscire. Per questo la ringrazio e la saluto.

Riccardo Lazzari

Avatar di Karlov

Forse più che di fase "post-ottica" bisognerebbe parlare di fase "post-fotonica" visto che quello che cambia di fondamentale con la AI è che non c'è più necessità della luce per produrre l'immagine e neanche del supporto fisico che la registra.

Quello che mi sembra problematico a questo punto, più che la definizione, è trovare una definizione abbastanza solida per distinguere la "non-foto grafia" dalle altre arti visive.

Poi ci sarebbe anche quella questione del referente e del "ça-a-été" che scompaiono, ma non vorrei addentrarmi in salite su montagne così ardue da scalare.

Mi limitavo a suggerire che la denominazione "fotografia post-ottica" lascia molti elementi un po' sfuocati nello sfondo.

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