…quando uscì il dvd docufilm, lo regalai ad alcuni cari amici ovviamente con il libro verso la foce… se ricordo bene il filmato finisce con la tavolata sull’argine e lenzuola bianche al vento…gli amici mi ringraziano ancora
Narratori delle pianure. Un libro che per me, nata in pianura, ha significato capire molte cose di chi cammina in piano. Poi ho iniziato a conoscere Ghirri. Spesso rivedo le parole lette nelle immagini esposte.
Il dettaglio che mi resta è quello delle stampe sparse sul tavolino alla fine, chi vuole prenda la sua: è il gesto esatto della gita, la fotografia che nasce per essere distribuita e non per essere appesa. Sulla domanda che chiude il pezzo, se lo sguardo riattivato si possa condividere, provo una risposta da oste. Alle pareti della nostra trattoria a Milano ci sono le fotografie di Virgilio Carnisio, i cortili e le botteghe che stavano sparendo. Nessuno le guarda per la composizione: la gente si alza dal tavolo, si avvicina e cerca un'insegna, un numero civico, una faccia. E quando uno dice che a quell'angolo suo padre aveva bottega, la fotografia smette di essere di chi la guarda e diventa di tutto il tavolo. Non so se sia un'etica comune degli sguardi, ma è l'unico posto dove l'ho vista succedere davvero.
Grazie Michele, Grazie. Rivedo quella corriera azzurra con il niente intorno che sembra scivolare lungo la strada, costeggiando il verde di un argine, sotto un cielo opalino. E rivedo Gianni Celati in piedi accanto all'autista, che ci parla, il microfono in mano, come una guida, spiegandoci dove stiamo andando. E rivedo Luigi Ghirri, curvo sulla sua fotocamera, che ha montato su un cavalletto.
È cambiata la tecnologia, sono cambiate le macchine fotografiche, è cambiato il gusto: non mi è mai piaciuto studiare fotografia guardando ai maestri del passato, che spesso alla fine sono andati avanti solo per inerzia.
Alla mia ultima mostra volevo prendere a calci uno che ha detto che le mie foto sembravano di Ghirri. Io a malapena so chi sia. Come poi poi se fosse l'unico che usa colori pastello... Ah no in effetti Ghirri ha fatto così per una vita, mai una intuizione nuova e diversa.
Concordo sul fatto che tu sappia a malapena chi sia Ghirri, il fatto che tu ne conosca solo lo stereotipo falso dei colori pastello lo dimostra.
Diciamo che sapere cosa è stato fatto nel mondo prima di noi ci aiuta un po' a fare qualcosa di diverso (se uno ha i numeri per farlo). Tu non credi nei maestri, Io non credo nei geni naif.
…quando uscì il dvd docufilm, lo regalai ad alcuni cari amici ovviamente con il libro verso la foce… se ricordo bene il filmato finisce con la tavolata sull’argine e lenzuola bianche al vento…gli amici mi ringraziano ancora
Narratori delle pianure. Un libro che per me, nata in pianura, ha significato capire molte cose di chi cammina in piano. Poi ho iniziato a conoscere Ghirri. Spesso rivedo le parole lette nelle immagini esposte.
Il dettaglio che mi resta è quello delle stampe sparse sul tavolino alla fine, chi vuole prenda la sua: è il gesto esatto della gita, la fotografia che nasce per essere distribuita e non per essere appesa. Sulla domanda che chiude il pezzo, se lo sguardo riattivato si possa condividere, provo una risposta da oste. Alle pareti della nostra trattoria a Milano ci sono le fotografie di Virgilio Carnisio, i cortili e le botteghe che stavano sparendo. Nessuno le guarda per la composizione: la gente si alza dal tavolo, si avvicina e cerca un'insegna, un numero civico, una faccia. E quando uno dice che a quell'angolo suo padre aveva bottega, la fotografia smette di essere di chi la guarda e diventa di tutto il tavolo. Non so se sia un'etica comune degli sguardi, ma è l'unico posto dove l'ho vista succedere davvero.
Al di là di tutte le filosofie del fotografico, questo è il vero cuore concettuale della fotografia: che ti rimanda a memorie di esistenze...
Ci vediamo in trattoria!
Grazie Michele, Grazie. Rivedo quella corriera azzurra con il niente intorno che sembra scivolare lungo la strada, costeggiando il verde di un argine, sotto un cielo opalino. E rivedo Gianni Celati in piedi accanto all'autista, che ci parla, il microfono in mano, come una guida, spiegandoci dove stiamo andando. E rivedo Luigi Ghirri, curvo sulla sua fotocamera, che ha montato su un cavalletto.
Sì, un regalo meraviglioso.
...che non sai quanto ti invidio... Anzi, lo sai perché te l'avrò detto un milione di volte...
Buone vacanze!
Grazie! Vacanze di lavoro… un ossimoro… ma piacevole…
Sempre vacanze sono! 👵😇
È cambiata la tecnologia, sono cambiate le macchine fotografiche, è cambiato il gusto: non mi è mai piaciuto studiare fotografia guardando ai maestri del passato, che spesso alla fine sono andati avanti solo per inerzia.
Alla mia ultima mostra volevo prendere a calci uno che ha detto che le mie foto sembravano di Ghirri. Io a malapena so chi sia. Come poi poi se fosse l'unico che usa colori pastello... Ah no in effetti Ghirri ha fatto così per una vita, mai una intuizione nuova e diversa.
Concordo sul fatto che tu sappia a malapena chi sia Ghirri, il fatto che tu ne conosca solo lo stereotipo falso dei colori pastello lo dimostra.
Diciamo che sapere cosa è stato fatto nel mondo prima di noi ci aiuta un po' a fare qualcosa di diverso (se uno ha i numeri per farlo). Tu non credi nei maestri, Io non credo nei geni naif.
Se qualcuno a vedere 8 mie foto in una mostra pensa a Ghirri il problema forse è la percezione generale che si ha di Ghirri.
Non ho visto le tue fotografie, ma se qualcuno le paragona a Ghirri evidentemente coglie una somiglianza con le foto di Ghirri...
Io ho scoperto chi sia Ghirri nel momento in cui mi hanno detto che quelle mie foto assomigliavano a Ghirri... 🤷🏻♂️
Quindi
1. Salvo la mia visione come personale e non copiata o influenzata
2. Evidentemente quando si pensa a Ghirri lo si fa a senso unico, forse perché avrà pure fatto altro ma principalmente ha fatto solo quello
Tu l'hai scoperto in quel momento, gli altri e evidentemente lo conoscevano già.